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HP doppio slot con sorpresa

Ecco uno degli altri motivi che porterà me e tanti mie clienti a non acquistare più portatili HP.

Compro un Pavillion che ha tra le caratteristiche la possibilità di montare due dischi rigidi di cui uno in dotazione.
Dato che la macchina deve andare in assistenza compro un nuovo disco e clono l’originale che viene riformattato e inviato all’assistenza.
Smontando il disco mi accorgo che lo stesso è collegato da un piccolo spinotto ad L presente nel drive originario ma assente nel secondo slot.
Pensando di usare il secondo disco al rientro della macchina riparata, chiedo all’assistenza di fornirmi anche lo spinotto (costo da me ipotizzato 1 euro) assieme alla riparazione (circa 350 euro).
Lo spinotto non arriva (per carità forse mi sono spiegato male, peccato non abbiano registrato la telefonata), non solo ma mi dicono che teoricamente ci voleva un apposito ordine, chiedo di ordinarlo, mi dicono che non è neppure possibile farlo in quanto il pezzo non è in vendita.

Sono rassegnato (e mooolto incazzato).
Reagisco come da mio, anzichè riempirli di insolenze (la tentazione è stata molto forte), ho ringraziato e messo giù.
Racconto la mia esperienza a tutti in modo che la mia esperienza sia di lezione ad altri.

Facciamo un parallelo, compri una macchina predisposta per lo stereo.
Il giorno in cui comprerai lo stereo scoprirai che puoi venire solo da me in quanto accetta solo casse collegabili ad un connettore che solo io ti posso dare, per cui o ti compri l’impianto da me o niente.

Ho capito una cosa … ma quanto sono stato pirla a comprare una macchina del genere …
Cara HP lavoro in informatica dal 1985 e la ‘blindatura’ di hardware o software proprietario da parte di chi credeva di avere il coltello dalla parte del manico, è stata la causa prima del crollo che ho visto di una miriade di grosse aziende.

Sono quelli come me che decidono spesso cosa consigliare al cliente, chi fa politiche del genere si squalifica da solo.

Passione e lavoro

Su Punto Informatico qualcuno ha ipotizzato si possa sviluppare per lavoro basandosi esclusivamente su volontari.
Questo mi ha portato ad una riflessione.
Da anni lavoro in informatica con grande passione.

Quando uno fa le cose per passione tende a lavorare bene concentrandosi soprattutto su quello che piace e rischia di trascurare quello che non é interessante o che sembra presentare ostacoli eccessivi.

Quando lavori gli ostacoli sei costretto a superarli, hai dei tempi e delle specifiche da rispettare sei indubbiamente meno libero e di conseguenza il lavoro da meno soddisfazioni.

Puoi essere un falegname che fa il lavoro per passione, ma un conto se ti commissionano una porta costosa da costruire secondo il tuo gusto e con i tempi che vuoi, un conto se ti commissionano 100 porte standard tutte uguali.
Ma se servono 100 porte qualcuno le deve fare, se poi uno riesce a vivere vendendo solo la porta fatta di suo gusto con i suoi tempi, meglio per lui (ma vi garantisco sono pochissimi a poterselo permettere).

Questo per dire che un modello di sviluppo basato sulla sola passione lo ritengo irrealistico a meno che non si stia sviluppando in tantissimi un progetto indefinito con tempi non contingentati.
Ma le logiche economiche di oggi di norma non lo permettono.

Un altro modo di vivere Facebook.

Continua la mia ricerca per dare un senso a Facebook.
Continuo a mantenere le perplessità che ho sempre espresso, ma da un confronto con un carissimo amico Federico Rebrecchi è emerso un suo modo di concepire lo strumento piuttosto atipico, a mio modo ne ho tratto spunto per una nuova iniziativa.

Ho creato un profilo parallelo al precedente, lo spirito è quello di selezionare materiale che ritengo interessante.
L’idea è quella di creare un posto in cui far confluire ciò che mi emoziona, quello che ritengo altri con i mie gusti abbiano piacere di vedere.
In pratica tutto quello che mi emoziona e che ritengo Arte.
In questo modo spero di richiamare altri con interessi analoghi.
Il post è aperto a tutti ma censurerò il fuori tema o semplicemente quello che ritengo non interessante.

Non ci sono riferimenti personali, non foto ma solo link ed è aperto a tutti gente conosciuta o sconosciuta.
Completamente diverso dall’altro profilo che invece limitato alla conoscenza diretta.

Tutti potete chiedere l’amicizia, se siete persone che sulla bacheca avete materiale interessante sarete accettati come amici.

Chiedete amicizia a Paolo Holzl ART (l’altro resta precluso alle persone con le quali non sono in relazione diretta).

Aspetto le vostre richieste, guarderò le vostre bacheche e i profili di chi non conosco e se avete materiale interessante entrerete nel gruppo.

HP assistenza e buon senso

Sono un acquirente di prodotti HP da un buon numero di anni e li ho acquistati spesso anche per le aziende in cui ho lavorato.
Ho alternato hardware di cui sono totalmente soddisfatto ad altro con più o meno difetti.
Purtroppo ho avuto a che fare con l’assistenza in svariate occasioni con esiti talvolta imbarazzanti.

L’ultima vicessitudine che mi è capitata la racconto.
Devo mandare a riparare un HP in cui è saltata la scheda video.
Anche il riparatore che ha fatto la stima ha convenuto che il problema dovrebbe essere quello (immagine sul video saltata sia sul monitor esterno che su quello interno contemporaneamente, per poi non presentare più immagine ne dentro ne fuori).

Attenzione faccio notare che è una riparazione fuori garanzia e che viene pagata come tale.
Orbene, trattandosi di una macchina contenente dati riservati chiedo di poterla inviare senza disco rigido.
Capite che è come portare a riparare il parabrezza di una macchina senza fanali.
Orbene HP non accetta di fare la riparazione in questo modo, non solo ma se la mando con il suo disco (eventualmente ripulito del materiale riservato), mi assicurano che appena rientrato il PC verrà formattato (operazione evidentemente indispensabile quando salta una scheda video).

Questo vuol anche dire che se in una macchina HP ‘fuori garanzia’ cambiate un qualsiasi componente, HP non ve la ripara più.
Rifacendo l’esempio della macchina se avete cambiato i fanali comprando sul mercato quelli che vi piacciono non chiedete ad HP di cambiare il parabrezza.
Non è il mio caso ma certamente la cosa è molto discutibile.

Cosa farò, una clonazione su immagine del disco che verrà azzerato del contenuto.
Spedirò la macchina con il disco vuoto.
Loro lo formatteranno.
Riporterò all’indietro l’immagine sul disco azzerando il loro sistema operativo ripristinando tutto.

Oppure compro un disco uguale e lo clono per poi inviare l’originale formattato.

Il tutto mi costerà tempo, soldi e rischi.
In ogni caso una cosa l’ho capita, il mio prossimo portatile non sarà più un HP.

Garanzia o bavaglio!

Di questi tempi si fa un gran parlare di una legge che dovrebbe limitare le intercettazioni telefoniche e la pubblicazione di materiale riservato, cosa ha a che fare con l’informatica? La libertà di parola è alla base dei Blog e quindi ne parlo.
C’è chi parla di un provvedimento liberticida che dovrebbe togliere la libertà di parola ecc.ecc.
Serve fare qualcosa in materia?
Al di la dell’attuale disegno di legge per me sì, cerco di spiegare perchè:

I processi non si fanno in piazza o sui blog, oppure si possono fare in piazza ma con accesso a tutte le carte e con tutte la parti rappresentate e questo è molto soggettivo che avvenga.
A volerla giusta i processi si fanno nei tribunali dove si suppone ci siano le garanzie, il giusto è che se ne discuta ‘dopo’ quando le cose sono più chiare (purtroppo in Italia con processi eterni capisco sia una chimera).
Altrimenti chi ha più ‘appeal’ e presenta le tesi più affascinanti o ci dice quello che vogliamo sentirci dire, rischia una maggiore credibilità.
Oppure si accetta come buona la testi più semplice o credibile, ma che potrebbe non essere quella giusta.
Insomma si può travolgere di fango, chiacchiere ed illazioni un potenziale innocente e questo è ‘giustizia sommaria’ ovvero la negazione dello stato di diritto.

La soluzione di un caso spesso è estremamente complessa, per cui una persona che voglia farsi un opinione che è costretta ad una semplificazione si appoggia alle opinioni di coloro in cui ha fiducia, pensando abbiano approfondito.
Già purtroppo molte persone hanno interesse a sponsorizzare determinate tesi e portare posizioni parziali.

E le intercettazioni? Chiunque di noi al telefono dice cose che non direbbe in pubblico, comprese verità, balle e sbruffonate, e lo fa convinto che nessuno le saprà mai, appena sui giornali diventano assolute verità.
E se io per gettare discredito su qualcuno facessi volutamente delle telefonate ad uno che so intercettato per dire delle balle!
Risultato le chiacchiere teniamole per il bar, e chi usa le intercettazioni non le deve sparare in piazza o pubblicare.
Se poi emergono riscontri oggettivi su singoli punti la questione si fa diversa.
Le intercettazioni sono una violazione della libertà che può essere usata come indizio ma non come prova perchè sono e restano comunque ‘chiacchiere private’.

In definitiva:
Serve una legge? Per me sì sono in discussione le basi della giustizia in Italia.

Cosa si deve poter fare:
Magistratura e forze dell’ordine devono poter intercettare ma non ‘pescando nel mucchio’ e comunque nulla deve trapelare e ciò che era riservato e tale deve restare. E’ una questione di civiltà.
A garanzia di tutti è giusto impedire pubblicazione di colloqui o missive private sempre che non sostengano verità comprovate e limitatamente alle parti pertinenti.

I blogger, i giornalisti possono esprimere opinioni personali, critiche, suggerire interpretazioni, quello che si vuole ma non devono aver accesso a materiare privato ne tantomeno spacciare come certe tesi personali non documentate.
Possono anche filmare di nascosto, ma per pubblicare tale matriale è giusto che venga passato alla magistratura e vanno salvaguardate le parti in causa fino a dopo il processo schermando i visi le voci ecc.
Chi sostiene tesi personali spacciandole come verità inconfutabili è giusto che sia responsabile delle cazzate che dice o scrive.
E se a spararle è un dipendente RAI può appoggiarsi alla tutela legale dell’azienda, ma non devono essere i cittadini a pagare per sciocchezze che ha spacciato come verità per incompetenza o malafede.
Ci vuole poco a poter dire di tutto, basta ricordarsi di dire sempre che è ‘il mio punto di vista’.

Insomma è un passaggio importante, tanto più importante in quanto la giustizia in Italia non funziona in tempi accettabili e quindi trionfa la ‘giustizia di piazza’.

Il falso anonimato su Internet

Riporto da ‘Punto Informatico’.
‘L’84 per cento delle combinazioni di configurazione presenti sulle macchine dei navigatori internet è unico, rivela EFF, e può essere facilmente tracciato da malintenzionati, pubblicitari e siti web assortiti’.
Ovviamente molto dipende da come gli utenti si comportano e dalla loro ‘riservatezza’.

Si sa che le forze di Polizia possono rintracciare IP ecc. con qualche rara eccezione (accesso da reti Wifi sprotette o altro).
Ma per altri era difficile farlo in quanto occorreva mandare richieste a terzi.

Ma oggi ci sono dati che quando navighiamo con il sito web ‘comunichiamo’ inconsciamente al server che visitiamo, versione e tipo di browser, plugin installati, fuso orario ecc.
Insomma la combinazione di questi fattori ci rende rintracciabili con una impronta univoca o quasi a chiunque abbia la tecnologia per farlo.

Questo vale anche per chi è attento a non spargere a cani e porci le proprie informazioni (con Facebook o altro).
Come si risolve? Staccarsi da Internet? Cancellare tutto non usare plugin ecc. ecc.
Piuttosto inverosimile …

Mi verrebbe da dire, girare solo su siti fidati … ma le vostre ricerche dove le cominciate, da Google?
Abbiamo fatto di tutto per mantenere ancora un po di privacy, ma oggi la privacy è tale solo nei confronti di coloro che non hanno gli strumenti per abbatterla.
Ed è una cosa molto triste, e se siamo in rete quasi inevitabile, … cerchiamo almeno di esserne consapevoli

Le mille poste certificate

Riporto una interessante replica a un mio messaggio sulla PEC e la mia risposta.

- Scritto da: andy61
> fermo restando che la CEC-PAC non è il primo
> approccio alla comunicazione digitale, in quanto,
> almeno in Lombardia, la gente è già dotata, senza
> saperlo, di una smart card con cui potrebbe
> tranquillamente firmare documenti, il fatto di
> adottare soluzioni che si sà già in anticipo che
> andranno a morire, sia per la non
> interoperabilità con il resto del mondo (ma anche
> con il resto dell’Italia, visto che non è una
> PEC), significa posticipare l’evoluzione e
> buttare
> soldi.
>
> Tanto per fare una foto al portafogli degli
> italiani, guardiamo un po’ cosa di troviamo
> dentro:
> - tessera sanitaria (è una smart-card) (~50€ ?);
> - patente (è un plasticone inutilizzabile dal
> punto di vista informatico, e quindi sono soldi
> buttati);
> - carta d’identità elettronica;
> - smart card per la firma dei documenti digitali
> (~50€);
>
> ai costi di cui sopra andiamo ad aggiungere:
> - 50 milioni per le CEC-PAC;
> - 6€/anno per la PEC obbligatoria per legge per
> aziende e professionisti, oltre che necessaria se
> vogliamo eliminare le
> raccomandate;
> - 50€ per una smart card per poter firmare i
> documenti che
> trasmettiamo;
> - ~0.30€ a marca temporale, per lotti minimi di
> alcune centinaia (anche se dobbiamo mandare una
> sola
> raccomandata);
>
> In pratica sei ancora convinto che Brunetta si
> sia mosso nell’interesse degli italiani, e non di
> Poste+Telecom?
>
> Un ministro che vuole davvero innovare e
> semplificare avrebbe dovuto come
> minimo:
> - basarsi su standard aperti ed interoperabili
> con il resto del
> mondo;
> - unificare tutta la plastica che abbiamo nel
> portafogli in un’unica tessera con cui accedere a
> tutti i servizi della PA (e non
> solo);
> - aprire alla concorrenza, invece che creare
> l’ennesimo monopolio a cui, per di più, i soldi
> sono stati dati anticipati, d’ufficio, anche a
> fronte di un mancato utilizzo da parte dei
> cittadini.

Concordo su molto di quanto dici ma non sulle soluzioni.

L’iniziativa non è certo la prima ma è la prima nazionale.
La Lombardia è da un pezzo che si è mossa, erano presenti anche in SMAU, il problema è sempre uno, se lo Stato centrale non si muove le rivoluzioni nascono dal basso.
Quando finalmente il monolito si muove vanifica quasi sempre tutte le altre iniziative, anche se fatte meglio.

E’ il problema di tutte le centralizzazioni di soluzioni nate ‘nella periferia’, vale per lo Stato, per i dipartimenti delle università, per i reparti delle aziende ecc.
La soluzione … il sistema centrale si deve muovere per tempo.
Già … e se non lo ha fatto?

La ‘periferia’ si organizza da sola pur sapendo che sta per generare qualcosa che spesso verrà buttato, e qui ci sta di tutto di più, motivazioni etiche ‘devo avere una cosa che mi serve e non mi danno’ o meno ‘devo far girare dei soldi’, ‘devo inventarmi un lavoro per qualcuno’ oppure ‘devo farmi bello’ (il tutto a spese del cittadino).

Ed ecco che sulla firma digitale (su mille varianti) si sono mossi un po tutti, le USL, le Camere di Commercio, le Provincie, le Regioni ecc. ecc.

Il Governo arriva tardi e gli effetti sono proprio quelli che dici tu.
Poi magari quando arriva, arrivasse a unificare il tutto, arriverebbe il governo dopo a distruggere e si riparte da zero.

Ci vorranno anni e salteranno fuori mille altre certificazioni.
Hai ragione su molto, ma non penso oggi esistano alternative a generare la soluzione centralizzata (bella o brutta che sia), ma occorre il coraggio e la capacità di imporla.
Poi c’è tutto il tempo di correggerne debolezze e storture.

Per passare un sistema di questo tipo ai cittadini occorre un sistema capillare e riconosciuto come ‘accertatore credibile’, quindi penso che le Poste siano inevitabili, forse ci potevano stare anche le Banche (ma occorreva in qualche modo pagarle).

Posta elettronica certificata, era ora!!

Alcune doverose premesse.
Ci sarebbero critiche su come sarebbe stato meglio impostare il tutto tecnicamente, ma ricordo una frase che ho sentito e che trovo corretta, ‘il meglio è nemico del bene’.
Bisogna inoltre capire che cambiare in un sistema ingessato è inevitabilmente un caos, ci si scontra con resistenze, inefficenze problemi di carico ecc.

Orbene perchè è così importante?
Perchè è il punto di partenza di un principio fondamentale, l’introduzione del ‘principio di responsabilità’ nella Pubblica Amministrazione Italiana.
In pratica il diritto di dire una cosa formalmente in modo che nessuno dall’altra parte possa replicare ‘non sapevo’, e tutto ciò senza spendere soldi, in tempi rapidi e senza produrre carta ed andare a spasso per gli uffici.
La risposta richiesta diventa quindi una risposta formale e necessaria.
Spero sarà la fine di mille formali autenticazioni cartacee, in cui uno passa le mattine in giro per gli uffici a scrivere su moduli che lui è lui per accedere a qualsiasi servizio.
Sono quelle svolte che l’utente medio non capisce ma sono fiducioso che presto ne assumerà consapevolezza per la marea di effetti che da questa deriveranno.
E’ un mattone assolutamente fondamentale, anche se solo l’inizio e sicuramente perfettibile.

Consiglio a tutti di sfruttare questa grande opportunità decretandone il sicuro successo, potete partire dal sito http://www.postacertificata.gov.it

Un ringraziamento al Ministro Brunetta per aver spinto questa iniziativa …

Microsoft (r) e Privacy

Da Microsoft uno straordinario annuncio per gli utilizzatori di Office Starter edition (ovvero la versione gratuita che io chiamo ‘effetti della concorrenza’,finalmente!)

…in altre parole, Office Starter non invierà ai server Microsoft alcuna informazione che possa essere utilizzata per fare pubblicità mirata.

Veramente mi sarebbe piaciuta una dichiarazione diversa.
‘non invierà ai server Microsoft alcuna informazione’…

e basta!
Quindi nel frattempo uso OpenOffice.

‘Pirateria’ o ‘diffusione libera delle idee’ ?

Sono per il rispetto delle regole, ma mi batto per cambiare quelle che mi sembrano stupide.
La ‘pirateria’ è un termine che esprime un giudizio, parlo di ‘diffusione libera da vincoli delle idee’.

Se riguardiamo la storia del passato vediamo come grandi invenzioni della storia sono nate anche se non esistevano i brevetti e i diritti d’autore.
La sconfitta del vaiolo e della poliomelite ad esempio non sono state legate a questo insulso meccanismo anzi, forse oggi solo pochi potrebbero permettersi vaccini che hanno debellato delle autentiche piaghe.
Non penso che Behethoven, Strauss, Mozart abbiano scritto le loro opere perché c’era una grande casa discografica che li sponsorizzava.

Oggi la libera circolazione delle idee è l’infrenabile crollo di un sistema che non ha più senso e non sta più in piedi.
Fintantochè non verranno cambiati questi meccanismi saranno la fortuna di chi ci specula su senza rispettarli in paesi che li tollerano.

Un sistema che stimola la creatività per poi fregarti sulla fruibilità successiva è un modello che non può più reggere anche perchè con l’interscambio di oggi la fruibilità è infrenabile.

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