Site menu:

Articoli recenti

 

luglio 2010
L M M G V S D
« giu    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Site search

Categorie

Archivio

Archivio della categoria 'Informatica in generale'

Le mille poste certificate

Riporto una interessante replica a un mio messaggio sulla PEC e la mia risposta.

- Scritto da: andy61
> fermo restando che la CEC-PAC non è il primo
> approccio alla comunicazione digitale, in quanto,
> almeno in Lombardia, la gente è già dotata, senza
> saperlo, di una smart card con cui potrebbe
> tranquillamente firmare documenti, il fatto di
> adottare soluzioni che si sà già in anticipo che
> andranno a morire, sia per la non
> interoperabilità con il resto del mondo (ma anche
> con il resto dell’Italia, visto che non è una
> PEC), significa posticipare l’evoluzione e
> buttare
> soldi.
>
> Tanto per fare una foto al portafogli degli
> italiani, guardiamo un po’ cosa di troviamo
> dentro:
> - tessera sanitaria (è una smart-card) (~50€ ?);
> - patente (è un plasticone inutilizzabile dal
> punto di vista informatico, e quindi sono soldi
> buttati);
> - carta d’identità elettronica;
> - smart card per la firma dei documenti digitali
> (~50€);
>
> ai costi di cui sopra andiamo ad aggiungere:
> - 50 milioni per le CEC-PAC;
> - 6€/anno per la PEC obbligatoria per legge per
> aziende e professionisti, oltre che necessaria se
> vogliamo eliminare le
> raccomandate;
> - 50€ per una smart card per poter firmare i
> documenti che
> trasmettiamo;
> - ~0.30€ a marca temporale, per lotti minimi di
> alcune centinaia (anche se dobbiamo mandare una
> sola
> raccomandata);
>
> In pratica sei ancora convinto che Brunetta si
> sia mosso nell’interesse degli italiani, e non di
> Poste+Telecom?
>
> Un ministro che vuole davvero innovare e
> semplificare avrebbe dovuto come
> minimo:
> - basarsi su standard aperti ed interoperabili
> con il resto del
> mondo;
> - unificare tutta la plastica che abbiamo nel
> portafogli in un’unica tessera con cui accedere a
> tutti i servizi della PA (e non
> solo);
> - aprire alla concorrenza, invece che creare
> l’ennesimo monopolio a cui, per di più, i soldi
> sono stati dati anticipati, d’ufficio, anche a
> fronte di un mancato utilizzo da parte dei
> cittadini.

Concordo su molto di quanto dici ma non sulle soluzioni.

L’iniziativa non è certo la prima ma è la prima nazionale.
La Lombardia è da un pezzo che si è mossa, erano presenti anche in SMAU, il problema è sempre uno, se lo Stato centrale non si muove le rivoluzioni nascono dal basso.
Quando finalmente il monolito si muove vanifica quasi sempre tutte le altre iniziative, anche se fatte meglio.

E’ il problema di tutte le centralizzazioni di soluzioni nate ‘nella periferia’, vale per lo Stato, per i dipartimenti delle università, per i reparti delle aziende ecc.
La soluzione … il sistema centrale si deve muovere per tempo.
Già … e se non lo ha fatto?

La ‘periferia’ si organizza da sola pur sapendo che sta per generare qualcosa che spesso verrà buttato, e qui ci sta di tutto di più, motivazioni etiche ‘devo avere una cosa che mi serve e non mi danno’ o meno ‘devo far girare dei soldi’, ‘devo inventarmi un lavoro per qualcuno’ oppure ‘devo farmi bello’ (il tutto a spese del cittadino).

Ed ecco che sulla firma digitale (su mille varianti) si sono mossi un po tutti, le USL, le Camere di Commercio, le Provincie, le Regioni ecc. ecc.

Il Governo arriva tardi e gli effetti sono proprio quelli che dici tu.
Poi magari quando arriva, arrivasse a unificare il tutto, arriverebbe il governo dopo a distruggere e si riparte da zero.

Ci vorranno anni e salteranno fuori mille altre certificazioni.
Hai ragione su molto, ma non penso oggi esistano alternative a generare la soluzione centralizzata (bella o brutta che sia), ma occorre il coraggio e la capacità di imporla.
Poi c’è tutto il tempo di correggerne debolezze e storture.

Per passare un sistema di questo tipo ai cittadini occorre un sistema capillare e riconosciuto come ‘accertatore credibile’, quindi penso che le Poste siano inevitabili, forse ci potevano stare anche le Banche (ma occorreva in qualche modo pagarle).

Posta elettronica certificata, era ora!!

Alcune doverose premesse.
Ci sarebbero critiche su come sarebbe stato meglio impostare il tutto tecnicamente, ma ricordo una frase che ho sentito e che trovo corretta, ‘il meglio è nemico del bene’.
Bisogna inoltre capire che cambiare in un sistema ingessato è inevitabilmente un caos, ci si scontra con resistenze, inefficenze problemi di carico ecc.

Orbene perchè è così importante?
Perchè è il punto di partenza di un principio fondamentale, l’introduzione del ‘principio di responsabilità’ nella Pubblica Amministrazione Italiana.
In pratica il diritto di dire una cosa formalmente in modo che nessuno dall’altra parte possa replicare ‘non sapevo’, e tutto ciò senza spendere soldi, in tempi rapidi e senza produrre carta ed andare a spasso per gli uffici.
La risposta richiesta diventa quindi una risposta formale e necessaria.
Spero sarà la fine di mille formali autenticazioni cartacee, in cui uno passa le mattine in giro per gli uffici a scrivere su moduli che lui è lui per accedere a qualsiasi servizio.
Sono quelle svolte che l’utente medio non capisce ma sono fiducioso che presto ne assumerà consapevolezza per la marea di effetti che da questa deriveranno.
E’ un mattone assolutamente fondamentale, anche se solo l’inizio e sicuramente perfettibile.

Consiglio a tutti di sfruttare questa grande opportunità decretandone il sicuro successo, potete partire dal sito http://www.postacertificata.gov.it

Un ringraziamento al Ministro Brunetta per aver spinto questa iniziativa …

Mac Prada

Sono un utente Windows, Linux e da poco, anche Mac.

Perchè la gente compra il Mac?
Ho letto un post in cui si dice ‘perché è la Ferrari dell’ informatica’.
Per me no, per me è il Prada dell’informatica (come esempio prestigioso di una griffe del lusso).

Il Mac è bello (spesso il più bello) ed è facile, è divenuto uno status symbol.
Frutto di una campagna di marketing strepitosa, prodotto dal design e dai materiali estremamente raffinati.
Entrate in un Mac Store, è una Butique, non un negozio di computer.

La confezione del prodotto è la sintesi di due parole FIGO e FACILE (rimando alla lettura del mio articolo ‘il software facile’).

Ci sta, ha un suo mercato, non lo avrei mai comprato semplicemente perchè è uno degli oggetti più closed sulla faccia della terra, se lo usi per farci un po di tutto finirai con il pagare anche l’aria che respiri.
L’ho comprato esclusivamente per sviluppare per l’Apple Store.

Chi ha comprato Prada non dirà mai di aver preso una fregatura, il suo prodotto riflette il suo status.
Chi ha comprato a Milano la borsa a 400 euro che ‘le Iene’ hanno dimostrato valerne 30, non si fa sconvolgere da questo.
Il Mac è bello, fa poco ma bene, deve fare poco, non puoi avere un sistema che fa tanto e darlo in mano a uno che sa poco.

Insomma il Mac esisterà finché esisterà chi compra prodotti griffati.
Oggi pure io ho un Mac, sono un gran figo (ma dato che ho un Mac Mini sono un po meno figo di quanto potrei essere).

L’interfaccia a caratteri è meglio?

Ogni tanto trovo uno che sostiene che tutto dovrebbe essere fatto da interfaccia a caratteri (in particolare tra gli utilizzatori di Linux, notoriamente dotato di shell molto potenti).
Sull’altro fronte sta chi sostiene che tutto dovrebbe essere fatto in grafica.

Mi sembra quasi scontato, la realtà è che ci sono cose che si fanno bene a linea comandi, altre che si fanno meglio in grafica.

Se devo rinominare 2000 files di una directory con la lettera A nel quarto carattere del nome, per cambiarne l’estensione, molto difficilmente trovo un programma grafico più efficace di un comando testuale.

Se invece devo strutturare una maschera video di un programma con una trentina di elementi complessi non racchiudibili in una griglia, sostenere che si fa meglio in testo è una pura eresia.

In un desktop moderno (fatto salvo qualche rara eccezione), penso l’interfaccia grafica sia irrinunciabile, ma lo è parimenti la shell testuale (per chi la sa usare ovviamente).

Non dimentichiamo che dal punto di vista del lavoro oggi non si devono solo fare le cose, ma farle in tempi economicamente accettabili, quindi semplicemente useremo di volta in volta gli strumenti che reputeremo più adatti e rapidi per arrivare al risultato.

Non mi piacciono le forzature ‘ideologiche’.

Seagate … senza ritegno

Qualche mese fa ho acquistato un HD Seagate Barracuda da 500 Gb (modello peraltro diffusissimo).
Dopo qualche mese di utilizzo, un triste giorno il BIOS non lo rileva più.

Trovo la cosa piuttosto atipica, non è il classico errore di un disco difettoso e quindi incomincio a girare su Internet per raccogliere informazioni.
Scopro quindi che questo disco (e tanti altri), hanno un firmware con un grave bug che crea proprio questa situazione e una montagna di gente disperata che non vede più i propri dati.
L’aggiornamento del firmware è facile, il ripristino invece tutt’altro e richiede numerosi passaggi non alla portata talvolta neppure dei professionista medio (neppure un semplice ‘trapianto’ dell’elettronica risolve).

I programmi non sono perfetti e un bug ci può stare, il problema semmai è stato cosa è accaduto una volta scoperto.
Perchè la Segate non ha fatto un programma di rientro di questi prodotti?
So che esiste la possibilità di far rientrare il prodotto ed eventualmente ricevere indietro il disco con i dati, ma la procedura non è tanto visibile e deve essere contrattata sull’assistenza inglese, ma i danni conseguenti chi li paga?
In subordine costava così poco un CD all’esterno delle confezioni per l’upgrade del firmware specificando il problema? (ah .. già evvero, c’è la figuraccia!).
Ma quello che accadde nel 1994 per i Pentium difettosi di Intel non ha insegnato nulla a nessuno?

E’ come se io comprassi una macchina nuova e la concessionaria me la vendesse pur sapendo che quasi sicuramente salteranno i freni …. ma nessun problema, quando succederà mi aggiusteranno la macchina …
Inutile dire che decine di confezioni del disco in questione giacciono sullo scaffale dell’ipermercato ancora in libera vendita.

Questi atteggiamenti squalificano il produttore, qualcuno dovrebbe prendersi la briga di denunciarli, nel frattempo mi è servito a capire che c’è un produttore che, pur di salvare la faccia, se ne frega dei rischi che farà correre ai propri utenti
… quindi almeno con me, ha chiuso!

Concorrenza e sofferenza

Se chiedete chi è incazzato con il proprio gestore Internet/Cellulare scoprite una folla.

Personalmente ho avuto disastri inenarrabili dai cambi di società di telefonia, anche se nel tempo ho speso sempre di meno e mediamente le cose vanno sempre un po meglio, ma valutare i contratti dei vari gestori è sempre più alienante e complicato.
La maggioranza dei miei amici/colleghi ha avuto altrettante esperienze disastrose spesso pagate a suon di euro, disconnessioni ecc.

Ritengo che il tutto sia il frutto del fatto che la telefonia/internet in Italia è un mercato in enorme concorrenza e (pur con qualche limite legato a posizioni dominanti o quasi) ha generato una lotta vera tra i vari fornitori, che devono litigarsi a suon di ribassi un mercato fondamentalmente di sostituzione.

Il primo problema per i gestori è vendere qualcosa più o meno allo stesso prezzo facendo credere costi enormemente di meno.
E fioriscono campagne con offerte fantasmagoriche dove uno che effettivamente si metta a calcolare costi, clausole ecc. si rende conto essere quasi sempre meno allettanti di quanto promesso.
Ancora peggio sono i contratti che io chiamo ‘tranello’ dove si punta sull’errore dell’utente (vedi ad esempio i contratti a consumo dove se uno esce dai tempi pattuiti viene spesso massacrato con tariffe da panico).

Ti do una linea ‘fino a 7 megabit’, è come dire ti do una bottiglia opaca che ti mostro solo in fotografia con ‘fino’ a 7 litri di vino, e chi mi garantisce che non sia quasi vuota?
I contratti sono allucinanti con clausole che ti impegnano delle volte per più anni o frasi ’sibilline’ in cui ti dicono che ottimizzeranno l’uso di banda, salvo poi farlo impedentoti di scaricare un Torrent o di fare del P2P (chissà perchè non lo scrivono mai chiaramente).
I  ‘call center’ sono spesso gestiti al risparmio con persone mediamente incompetenti, ho chiamato l’assistenza Tele2 per chietere come mai il news server non funzionasse più mentre tutto il resto nello stesso istante andava perfettamente, mi sono sentito rispondere di provare a scollegare tutti gli apparecchi di casa.
Ma costa così tanto ‘profilare l’utente’ così che se ti chiama un tecnico ti risponde un tecnico e non un deficente?

Per non parlare poi di chi ci gioca su, un commerciale Vodafone anni fa mi ha fatto credere di aver attivato una tariffa promozionale per il collegamento dati d’estate, salvo poi trovarmi una bolletta da più di 1000 euro (fortunatamente a fine mese ho controllato il conto altrimenti avrei pagato tutti i mesi fino all’estratto conto).

Che dire poi della società che mi ha offerto un contratto Telecom che ‘non è quello sul sito ma molto meglio’, chiedo di vedere il contratto da firmare e scopro che invece vogliono farmi sottoscrivere il contratto sul sito (con clausole molto meno convenienti di quelle dichiarate al telefono).
E’ Telecom giustamente dice sono dei subfornitori e non ne sa nulla (già… intanto il contratto lo avrei stipulato con loro).

Per non parlare dell’utenza domestica massacrata dai Dialer (fortunatamente oggi quasi scomparsi), ma se uno ha una bolletta di 100 euro e domani diventa 2000 se come gestore stai ancora zitto allora ne stai approfittando.

Magari i gestori seri con offerte serie ci sono, ma si pagano tutti vorrebbero il massimo spendendo poco e allora tutti a studiare clausole e postille.

Ma almeno alcune leggi le vorrei!
Obbligo di dichierare in pubblicità la banda garantita (e non la potenziale).
Quando l’importo degli addebiti supera del doppio l’importo abituale il cliente deve autorizzare la continuazione del servizio (salvo rinunciare con un contratto esplicito separato da quello generale).
Se pensi di limitare dei servizi devi dichiarare a priori quali.

Brunetta PEC gratis per tutti

E’ uscito un disegno di legge tecnicamente criticabile sulla PEC (Posta Elettronica Certificata).
Per i non ‘addetti ai lavori’ una Email speciale con valore di atto notarile (molto più di una raccomandata AR).
Rimando a considerazioni che condivido che trovate in Punto Informatico al seguente link  Pane e PEC per tutti.

Personalmente odio i monopoli, le sovrastrutture, dò estrema importanza alla privacy.
Quello che trovato nell’articolo e i post che ho letto sono problemi e considerazioni spesso reali e condivisibili.
Ci sono poi le considerazioni politiche tipo ‘c’è ben altro da fare’, adsl, ‘la fame del mondo’ ecc. ecc. sulle quali sorvolo.

Quando si parte da una proposta di legge si arriva ad un dibattito e penso che queste stesse considerazioni debbano essere una buona traccia per rettificare le ‘modalità operative’ ipotizzate.
Quello che conta è aver sollevato il problema e creare i presupposti perchè diventi operativo, anche in modo imperfetto.

L’idea che percepisco è di creare un canale diretto di comunicazione ufficiale tra cittadino e pubblica amministrazione che sia formalmente ineccepibile e che metta cittadino e PA in grado di stabilire rapporti formali rapidi, poco onerosi, senza poter dire ‘non mi è stato comunicato’.
Su questo sono assolutamente daccordo con Brunetta.

Sta a noi con un dibattito costruttivo indicare la ‘retta via’ per ottenerlo.
Che questo si faccia con PEC PGP … PIK PAK PUK discutiamone anche perchè la proposta sulle modalità operative è davvero da rivedere…
In ogni caso da noi si dice ‘Piuttost che nient l’è mej piuttost’, o semplicemente, meglio di niente.

Perché non decollano facilmente normative sensate in informatica

In un dibattito su una lista no1984.org qualcuno sosteneva che chi diventa politico, in seguito al suo ruolo comincia a fare str…ate altrimenti non si capiscono certe leggi che escono legate all’informatica (ma non solo).
Dato che io sono abituato a presumere la buona fede delle persone la penso così.

Immaginiamo che un qualsiasi tecnico per fare un esempio, o io per farne un altro, entrasse ‘nelle stanze del potere’ per fare passare delle normative, dovremmo riuscire a farle digerire a chi non capisce nulla, farle passare a chi antepone logiche ideologiche al buon senso oltretutto sullo stesso piano di gruppi di potere che magari hanno interessi contrapposti e che remano contro.
Per non parlare poi dello sradicamento di logiche consolidate per cui la variazione è già vista male e quando sovvertite fanno di tutto per affossarne l’applicazione.
Oltretutto occorrerebbe sfuggire alle facili contrapposizioni demagogiche, faccio un esempio è molto più difficile far capire perché per gran parte delle persone un disco criptato è una palla al piede, che far passare il messaggio che sei contrario a logiche di sicurezza.
Questo per dire che purtroppo l’unica strada è far nascere una ‘coscienza del problema’, e spesso ci vogliono anni perché certe logiche comincino ad emergere, magari sulla spinta di qualche caso eclatante oppure perché la vittima è o rischia di essere qualcuno sotto i riflettori.
In pratica non penso che tutti quelli al potere si ‘bevano il cervello’ ma che semplicemente devano mediare tra situazioni intricatissime oltretutto spendendoci la propria faccia.

Perchè in Italia non può funzionare la posta certificata

La motivazione è semplice e soprattutto non è tecnologica.
In Italia quasi sempre manca il principio di responsabilità.
In pratica se chi deve rispondere è reso responsabile di quello che dice non c’è da meravigliarsi se non mi risponde.

Facendo un esempio, in Svizzera se fai una domanda alla finanza su come devi fare una certa cosa, ti rispondono e quell’atto è presentabile in caso di visita fiscale.
Qui invece ciascuno ti dice la sua ‘informalmente’ salvo poi essere ‘cazziati’ dal suo collega che la pensa diversamente, e visto la miriade di leggi spesso contaddittorie che ci assilla è un caos.

Personale informatico e associazioni

Da sempre i professionisti IT fanno molta fatica ad aggregarsi e fare fronte comune.

Ci sono professionisti IT che si aggregano per fare Business, e comportarsi similmente agli Ordini professionali (visto che manca e mancherà per sempre l’ordine degli informatici), ad esempio AIP, AICA.

Ci sono altri che si radunano attorno ad un ideale, ad esempio i Lug per spingere Linux, Open Source ecc, oppure mailing list tematiche come no1984.org contro il TC i DRM ecc.

Le prime pur essendo attive da anni non riescono che a catalizzare una piccola parte degli informatici, mentre le seconde hanno una forte capacità aggregativa (in particolare giovanile) basata su ideali comuni, ma difficilmente entrano in contatto con le istituzioni e sono monotematiche.

Ci sono in realtà dei punti di aggregazione, Punto-Informatico è uno, se domani su una tematica specifica condivisa scattasse una protesta simultanea avrebbe i suoi effetti.

Da questo ragionamento cerco di trarre delle conclusioni.

L’informatico si vuole rappresentare da solo ed è disposto a coalizzarsi unicamente su temi specifici per periodi transitori.

Ci sono gli informatici che creano delle Lobbies (come in tutte le categorie) ma per fare Busines.

Cosa dovrebbe fare un qualsiasi (destra o sinistra che sia) governo responsabile, se deve prendere decisioni su un tema ‘informatico’?
Le idee se le deve fare non solo chiamando i massimi rappresentati di Aziende o Università o Politici, ma con staff che vadano a cercare in rete i punti di aggregazione di chi opera nel settore, leggendo post e repliche.

Uno che rappresenti gli informatici (forse purtoppo), non potrà mai esistere, è una categoria in cui ciascuno vuole rappresentarsi da solo.

?>