Archivio del mese di febbraio, 2008
Pajitnov lamenta che il free software distrugge il mercato
proseguendo nel suo ragionamento ..
E quindi basta camminare i spiaggia scalzi, rovina il mercato di vendita delle calzature.
Basta usare i CD, ha rovinato il mercato dei fonografi.
Basta usare il bidet, rovina il mercato della carta igenica.
Basta usare la carta igenica, rovina il mercato dei bidet.
Basta respirare aria pulita, rovina il mercato dei filtri dell’aria.
Consoliamoci ..
C’è tanto spazio nel mercato degli psichiatri.
Ogni progresso rovina inevitabilmente qualche mercato.
L’ OpenSource rappresenta il successo del ’sapere comune’, se questo rovina qualche mercato è il prezzo da pagare.
Pubblicato il: febbraio 28th, 2008 under Free software in free world.
Commenti: nessuno
Google? Deve il suo successo a M$!
Giudichiamo questa bella affermazione:
Sia, chiaro, Windows non ha copiato nulla dell’uso del mouse e dell’interfaccia a icone del Mac!
Del fatto che M$ abbia meriti nello sviluppo dell’informatica moderna ne sono assolutamente convinto.
Del fatto che siano padri (più o meno legittimi) di certe idee anche, ma tanto quanto sono figli di idee precedenti.
Se Google esiste dobbiamo ringraziare Adamo ed Eva tanto quanto la M$.
Anzi, visto che nei primi tempi o parlato agli amici di Google, Google Earth ed altro, devono ringraziare pure me.
Ma, visto che più che il pasato conta il presente, mi risulta che Google usi molto sistemi Open Source, penso che al momento devano ringraziare molto più Linux e chi l’ha creato che M$, Adamo ed Eva e me.
Pubblicato il: febbraio 28th, 2008 under Free software in free world.
Commenti: nessuno
Spam forse la soluzione non è tecnologica
Alcune soluzioni tecniche si sono rivelate nel tempo efficaci anche se prima o poi vengono aggirate, ma il problema di fondo di uno Spam estremamente diffuso è rimasto.
Forse la soluzione è sopratutto burocratica più che tecnica.
Ci sono Email con subject artefatti e falsi mittenti.
E’ evidente che questo non può essere fatto in buona fede.
E’ paradossale che riceva degli email con evidenti frodi, in cui si vede chiaramente chi alla fine riceverebbe i soldi, sia è di fatto quasi impotenti.
Un privato non può perdere tempo a inseguire le varie scatole cinesi in stati esteri con denunce e altro.
Forse a livello investigativo occorrerebbe presentarsi come acquirenti alla società che vende il medicinale o altro dicendo di aver ricevuto una email che parla del loro prodotto.
Se questi completano la vendita vanno denunciati come responsabili dello spam e ’stimolati’ a fare i nomi di chi si sono serviti, le varie nazioni devono vietare immediatamente l’importazione dei prodotti di tale azienda e i responsabili (prestanome?) vanno iscritti in una Black list e interdetti da attività similari future.
Altra strada potrebbe essere quella di limitare per legge i flussi di posta uscente ma questo genera una serie di problemi correlati.
So bene che è un caos in quanto ci sono paesi che tollerano queste pratiche, ma devono in qualche modo essere penalizzati dagli altri paesi.
Pubblicato il: febbraio 28th, 2008 under Free software in free world.
Commenti: nessuno
L’utopia della sicurezza
Belle le nuove direttive del garante per la sicurezza informatica, quante logiche condivisibili ma …
Ma guardiamo la realtà dei fatti, guardatevi intorno e vi renderete conto che ben pochi attuano quanto già oggi è prescritto, una micro minoranza strutturata e di ampie dimensioni.
Per il resto siamo al nulla, prendete in mano una qualsiasi struttura informatica di una azienda di piccole dimensioni o peggio ancora di un libero professionista o uno studio professionale.
Qui la regola dovrebbe essere ‘poche norme fatte rispettare’, oggi la regola è una enormità di adempimenti che nessuno rispetta semplicemente perché sono talmente tanti, complessi, costosi e farraginosi che ben pochi si sentirebbero in regola ugualmente e chi ci spende su su viene deriso dalla maggioranza che non lo fa.
E poi ci sono dei principi di fondo che non tornano come si fa a garantire sistemi ‘closed source’ per loro natura non trasparenti ?
Pubblicato il: febbraio 26th, 2008 under Free software in free world.
Commenti: nessuno
Il popolo della rete
Esiste il ‘popolo della rete’ ?
A mio parere sì,
Considero ‘popolo della rete’ quel sottoinsieme della società civile che usa quotidianamente su web, usa abitualmente email, chatta, (si dice in maggioranza maschi, purtroppo), legge e scrive i blog e tutto il resto. Insomma coloro che ‘vivono la rete’.
Insomma un bravo statistico potrebbe dire da cosa è composto il ‘popolo della rete’, ovvero ‘la maggioranza di coloro che utilizzano internet’, sono statistiche che si trovano facilmente.
Passato l’assunto che il popolo della rete esiste, come è schierato politicamente?
E’ qui che a mio parere le cose non stanno come i politici vorrebbero far credere, in rete le idee sono ci chi è più influente? Di chi fa più rumore? Di chi è più organizzato? Di chi è in rete da più tempo? Di chi è più autorevole? Di chi è più estremista? Di chi è qualunquista? Di chi è più ‘tecnologico’ ? Di chi sostiene le idee di Grillo? altro ?
Il mio giudizio è che in rete si trovano ne più ne meno le idee del target di società civile che utilizza la rete, con l’unica differenza che queste idee sono più facilmente leggibili, confutabili ecc.
Quindi chi cerca di voler rappresentare ‘il popolo della rete’ semplicemente strumentalizza.
‘Il popolo della rete’ non è un partito si rappresenta da solo con i suoi scritti.
Pubblicato il: febbraio 26th, 2008 under Free software in free world.
Commenti: nessuno
Censura e Cina
Dicono che in Cina in realtà la censura di fatto non esiste.
Non sono d’accordo,non tanto perché abbia esperienza in merito quanto perché continue prese di posizione ufficiali la giustificano nel nome della ‘identità culturale’ e tanti altri discutibili principi educativi, questo mi basta come conferma.
Sul fatto che sia poi sempre più facile aggirarle sono assolutamente convinto, concordo sul fatto che tentare di imbrigliare le idee sia sempre e comunque una ‘battaglia persa’.
Un giorno i Russi hanno scoperto tante favole che venivano loro raccontate, e se i cinesi scoprissero altrettanto?
Prima o poi la verità verrà a galla, in quel momento non vorrei essere nei panni di chi ha raccontato balle (a suo dire a fin di bene) per una vita.
Fossi nei dirigenti cinesi punterei tutto sulla trasparenza, il rischio che si accumulino troppi scheletri negli armadi (al di la di presunte buone intenzioni), rende la loro apertura sempre più pericolosa.
Pubblicato il: febbraio 21st, 2008 under Free software in free world.
Commenti: nessuno
La storia della lotta Blu-Ray e HDVD
Ho trovato uno splendido articolo su questo blog che riportava (purtroppo senza citare la fonte).
http://www.dvdessential.it/forum/viewtopic.php?t=28048
Chi conosce la fonte originale per favore la indichi.
INTRODUZIONE
Il 26 Novembre del 2003 il “DVD Forum”, l’organizzazione di oltre 230 compagnie che operano nel settore dell’home video, votò per decidere il successore del formato DVD, e decise a maggioranza che l’HD DVD sarebbe stato l’erede designato. Tutto sarebbe andato per il meglio, e senza problemi per i consumatori, se Sony non avesse deciso di introdurre sul mercato un suo formato alternativo, il Blu-Ray, persuadendo molti degli studios con due argomenti principali:
- il fatto che Sony avrebbe inserito tale formato nella PS3, quindi dando un vantaggio iniziale notevole al formato rispetto alla competizione
- e il fatto che il formato Blu-Ray avrebbe avuto altri due livelli di protezione DRM oltre a quelli dell’HD DVD, tra cui il BD+ capace addirittura di bloccare un lettore completamente se utilizzato per leggere copie pirata, ed il bd-rom mark, una protezione analogica che rende impossibile stampare dischi falsi come oggi fanno a Taiwan o in Cina.
Molti Studios gli credettero, ed uscirono dal DVD Forum, dimenticando che tutti i formati che Sony aveva provato ad imporre in passato (Betamax, HiFD, MicroMV, Minidisk, ATRAC, SDDS ,MMCD, il formato dei dvd a tempo DIVX, il precursore dei Blu-Ray PDD, ed i recenti film UMD) avevano fallito miseramente.
Ma presto i problemi iniziarono a manifestarsi, con gli enormi problemi tecnici che il nuovo formato portava. Per primo il fatto che il laser per poter leggere i dischi Blu-Ray doveva trovarsi molto più vicino alla superficie del disco dei DVD, e questo costringeva il disco a fare a meno del suo strato di 0.6 mm di rivestimento protettivo. Inizialmente Sony risolse mettendo i dischi in una custodia simile a quella dei dischetti, ma poi ci si rese conto che questo avrebbe tenuto lontano i consumatori, e si decise di utilizzare un costoso rivestimento di 0.1 mm prodotto da TDK, chiamato Durabis, più resistente ai graffi ma che aumentava di tre volte il costo di produzione dei dischi Blu-Ray. Poi fu la volta dei lettori, che dovendo leggere delle fenditure quasi la metà più piccole di quelle HD DVD, richiedevano una tecnologia molto sofisticata che rendeva estremamente bassi gli yields delle catene di montaggio. I problemi di produzione furono così seri che la Playstation 3 fu rimandata di un quasi un anno, mentre i primi lettori Blu-Ray arrivarono sul mercato due mesi dopo quelli HD DVD. In più i prezzi sia di PS3 che dei lettori erano molto più alti dei lettori HD DVD della concorrenza. Al punto che il presidente di uno studio esasperato disse in una intervista che “La PS3 ha giocato un grosso ruolo nella nostra decisione di salire a bordo di Blu-ray, ma non sono sicuro che avremmo firmato se avessimo saputo allora quello che sappiamo oggi”.
Il colpo di grazia fu poi l’assurda decisione di Sony di fornire agli studios i software di encoding per i Blu-Ray con il codec ormai obsoleto MPEG2. Quando i primi film Blu-Ray arrivarono sul mercato e furono confrontati con quelli HD DVD usciti fino ad allora, ricevettero una tale pioggia di critiche per la qualità video che alcuni giornalisti si spinsero a definire ormai la partita vinta per l’HD DVD. Sony decise di passare al contrattacco, mettendo intorno a Novembre sul mercato i primi film su dischi Blu-Ray dual layer, che raddoppiando la capacità, rendevano più facile per gli encoder nascondere gli artefatti di compressione di MPEG2. Ovviamente, i dischi DL comportavano un maggiore costo per gli studios, essendo ancora più difficili da produrre di quelli SL.
Inoltre per raggiungere il livello qualitativo degli HD DVD, che usava il più avanzato codec VC-1, era necessario avere il doppio dello spazio su disco, mentre i film HD DVD sul mercato erano a 30GB contro solo i 50GB dei più capienti Blu-Ray, e quindi nessun film Blu-Ray MPEG2 riusciva ed è riuscito fino ad oggi a superare qualitativamente il VC-1 Microsoft. I risultati in termini di mercato furono evidenti: HD DVD vendeva 7 ad 1 rispetto a Blu-Ray.
Lo scenario sembrava quindi essere ormai delineato: qualità video migliore e prezzi più bassi, HD DVD aveva vinto in partenza. Tanto che alcuni analisti Digital Trends a Dicembre dichiararono il formato HD DVD come candidato inevitabilmente a vincere. Le cose cambiarono però improvvicamente durante Natale. le vendite di 600 mila PS3 negli Stati Uniti, improvvisamente aperte sotto gli alberi di natale di migliaia di famiglie, e la relativa carenza di giochi, spinsero gli early adopter PS3 a buttarsi sull’acquisto di dischi Blu-Ray. Questo vide un improvviso risalire delle vendite di film Blu-Ray, e i dati di vendita di fine dicembre e gennaio fecero il giro del mondo. Ma se pure era vero che l’effetto cavallo di tr*ia della PS3 c’era stato, non c’era stato con l’intensità che invece gli Studios avevano creduto al momento di firmare l’accordo con Sony. Infatti le vendite non riuscirono mai a andare molto oltre quelle HD DVD, e addirittura ai primi di febbraio l’HD DVD i due andamenti erano tornati quasi pari. La guerra dei formati, con i lettori a basso costo cinesi in arrivo a fine 2007 annunciati al CES dal consorzio HD DVD, era ancora tutta da giocare.
Caratteristiche tecniche a confronto
HD DVD
Risoluzione: 1080p (1920×1080 progressivo)
Frame Rate: 24 fps
Capacità: 15 GB (single layer), 30 GB (dual layer), 51 GB (triple layer, dal 2008)
Video Codec: MPEG-4 AVC (H.264) / VC-1 / MPEG-2
Audio Codec Obbligatori: Dolby Digital Plus / Dolby Digital / DTS / MPEG Audio / Linear PCM / TRUE HD
Audio Codec Opzionali: DTS HD
Video Decoder Secondario per il PIP: Obbligatorio
Superficie Protettiva da Graffi: 0.6 mm (stesso polimero dei dvd)
Protezione da copia e DRM: AACS-128bit
Formato Menu e Contenuti Interattivi: HDi
Blu-Ray
Risoluzione: 1080p (1920×1080 progressivo)
Frame Rate: 24 fps
Capacità: 25 GB (single layer), 50 GB (dual layer)
Video Codec: MPEG-4 AVC (H.264) / VC-1 / MPEG-2
Audio Codec Obbligatori: Dolby Digital / DTS / MPEG Audio / Linear PCM
Audio Codec Opzionali: TRUE HD / DTS HD
Video Decoder Secondario per il PIP: Opzionale
Superficie Protettiva dai Graffi: 0.1 mm (Durabis)
Protezione da copia e DRM: AACS-128bit, BD+, BD-Rom Mark
Formato Menu e Contenuti Interattivi: BD-J, obbligatorio solo profilo 1 (profilo 2 e profilo 3 opzionali)
REGION CODING:
HD DVD
region free
Blu-Ray
I film Blu-Ray hanno un sistema di region coding diviso in 4 categorie:
A/1 - North America, Central America, South America, Korea, Japan, Taiwan, Hong Kong and South East Asia.
B/2 - Europe, Greenland, French territories, Middle East, Africa, Australia and New Zealand.
C/3 - India, Nepal, Mainland China, Russia, Central and South Asia.
NO REGION - region free
TITOLI E CODEC USATO
HD DVD: + del 95% usa VC-1
Blu-Ray : + del 90% usa MPEG2
Pubblicato il: febbraio 15th, 2008 under Informatica in generale.
Commenti: nessuno
OpenXML per chi vuole standardizzarlo
Una alternativa non ’sarebbe’ una minaccia se …
Se M$ dei formati proprietari DOC e XLS sui loro programmi, per la gran parte scopiazzati, non avesse nel tempo riempito il mondo.
Si è creata una dipendenza che per un privato è plausibile, per un ente pubblico no, ma probabilmente una volta si guardava giustamente a ciò che funzionava e non alla trasparenza.
Esce un formato standard ODF, vuole standardizzare Microsoft OPENXML? personalmente in altre wsituazioni lo accetterei ma …
nessuno stato deve cadere nella trappola di uscire dal DOC per andare verso un formato non totalmente libero e documentato che dipenda anche solo minimamente da un fornitore.
Secondo voi è interesse degli Stati Uniti che si diffonda un sistema le cui chiavi sono nelle mani di una propria azienda?
Siamo sicuri che gli altri paesi più o meno ‘vassalli’ non dovrebbero digerire la patata bollente anche senza condividere, magari con giustificazioni di ’sicurezza’ ?
Cosa mi aspetto l’implementazione OPENXML sarà perfetta e per default (magari solo sotto Win o quasi).
Open Document di grazia se ci sarà implementato, magari in modo impreciso non trascodificabile non cross platform, solo nell’ultima versione, aggiunto solo in modo scomodo come plugin ecc.
Lavoro in informatica dal 1985, la storia mi ha insegnato che gli abusi di posizione dominante sono in informatica la regola e difficilmente vengono perseguiti, per cui il problema va affrontato finché c’è rimedio.
Personalmente ritengo che qualsiasi governo vada su in Italia se ha davvero a cuore il bene dei cittadini dovrebbe fare subito una ‘piccola’ norma.
Tutti i documenti che escono dalla pubblica amministrazione, salvo esplicita richiesta (da farsi per ogni singolo documento), devono uscire in ODF.
Una cosa del genere farebbe risparmiare milioni di euro all’ Italia e ai suoi cittadini spezzando una dipendenza che dura da troppo.
Pubblicato il: febbraio 13th, 2008 under Free software in free world.
Commenti: 1
Ora si possono postare immagini ma ‘degradate’
E’ in vigore la normativa che prevede la possibilità di pubblicazione di immagini ‘degradate’.
Premesso che il ‘diritto di immagine’ lo considero una emerita stron… da noi si dice ‘piuttost che nient l’è mei piuttost’.
Finalmente ho postato, per la cultura dei nostri figli, l’immagine della gioconda, naturalmente ‘degradata’
http://www.holzl.it/sysprogress/gioconda.jpg
Per coloro che ritengono il JPG comunque libero in quanto lossy non sono daccordo.
Se una macchina fotografica digitale acquisisce un jpg la foto risultante rappresenta l’originale nonostante la compressione.
In mancanza di qualcosa che spieghi bene cosa si intende per ‘degradato’ basta comunque cambiare un pixel.
Immagino che comunque per degrado si intenda qualcosa che renda difficilmente utilizzabile per scopi commerciali l’immagine riprodotta, es. uno sfondo per desktop in 320×240.
Pubblicato il: febbraio 10th, 2008 under Free software in free world.
Commenti: nessuno
Risposta a un neolaureato che vorrebbe partire facendo il sistemista
La tua Email penso che faccia scaturire una riflessione sul mestiere di sistemista o informatico che dir si voglia in Italia, anche perché ciascuno di noi che fa questo lavoro da un momento all’altro potrebbe trovarsi suo malgrado a dover ricominciare.
A mio parere il sistemista è il ‘perno informatico’ dell’azienda, personaggio che necessita di una assoluta fiducia in quanto al corrente un po di tutto, la sua importanza sta nel saper analizzare i problemi, gestire la struttura, essere riservato, sa dove mettere mano per affrontare le diecimila situazioni diverse che caratterizzano una evoluzione informatica aziendale, e ha la capacità di realizzare le strategie, mettere assieme gli elementi e ‘dirigere l’orchestra’ senza stonature.
Tutto ciò lo deve fare in coerenza con le strategie e gli obiettivi aziendali, con il miglior rapporto prezzo - prestazioni - tempo, i suoi strumenti sono la conoscenza (di tipo generalista e non esclusivamente specifica), l’aggiornamento e la memoria storica (esperienza).
In un neo-laureato di solito manca la memoria storica e talvolta (sembra paradossale) anche l’aggiornamento, il sistemista di norma è il normale sbocco della vita lavorativa di un informatico che ‘ne ha viste di tutti i colori’ e in cui la stessa laurea può attestare la conoscenza (magari del tempo che fu, quindi relativamente significativa) ma difficilmente tutto il resto, anche attestazioni extra quali l’EUCIP possono aiutare a valutare ma mai totalmente.
In ogni caso i sistemisti veri sono pochi e difficilmente giovani (ma ovviamente li vogliono giovani e sottopagati).
Ma dove sta il problema, come si fa a sapere quanto un potenziale sistemista è bravo ? Per conoscenza .. ovvero per tutti quelli che conoscendoti sanno quanto sei degno di fiducia, serio e capace nel raggiungere gli obiettivi e conoscono la tua storia.
Tutto questo se chi assume sa cosa vuol dire sistemista, ma l’imprenditore medio da noi di solito prende nel ruolo uno che sappia sbloccare la stampante quando si inceppa, compra l’hardware più potente e il software più bello poi si incazza se con tutti i soldi spesi non raggiunge gli obiettivi, dirò di più non sa neanche bene quali potrebbero essere gli obiettivi.
Insomma l’unica maniera di entrare nel ruolo è avere la fortuna di incontrare qualcuno che ha la sensibilità di capire quanto vali.
Nel frattempo sarai costretto ad adattarti a quel poco che il mercato offre, purtroppo od andare all’estero.
Buona fortuna.
Pubblicato il: febbraio 2nd, 2008 under Informatica in generale.
Commenti: nessuno
