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Archivio del mese di gennaio, 2009

Il mio linux

Se a qualcuno interessa (o volesse suggerirmi altri programmi da valutare) ho scritto un articolo ‘Il mio Linux’ dove descrivo come allestisco la mia macchina, lo trovate sul sito.
www.holzl.it

Questo il link diretto:
http://www.holzl.it/jooholzl/index.php?option=com_content&view=article&id=17:il-mio-linux&catid=1:articoli-tecnici&Itemid=8

Attenzione ai dischi cifrati

Sono pronte le specifiche per i dischi cifrati.
In pratica dato che i produttori faranno leva sul concetto di sicurezza per propagandarli, vorrei parlarvi dei  ‘disvalori’  che ne sconsigliano l’uso, per cui metto in guardia, per un utente comune un disco criptato è  quasi sicuramente peggio un disco non criptato.

Premesso che ci sono situazioni particolari in cui i dischi criptati hanno evidentemente un senso, per cui le ’sfighe conseguenti’ sono già accettate in partenza direi di mettere in campo vantaggi e svantaggi che così riassumerei:

Vantaggi:
Maggiore riservatezza del disco che ‘tolto dal suo alloggiamento’ non è più direttamente utilizzabile.

Svantaggi:
Maggiori difficoltà a spostarlo su altro hardware.
Rallentamenti (per quanto meno marcati di una volta), nelle operazioni di lettura-scrittura.
Maggiori difficoltà di ricupero in caso di guasti.
Costo dei dispositivi leggermente superiore.
Impossibilità di capire cosa realmente contiene il disco.
Potenziale rischio connesso al fatto che un produttore di hardware potrebbe costringere a montare solo determinati dischi (una catena in più).

Perchè in Italia non può funzionare la posta certificata

La motivazione è semplice e soprattutto non è tecnologica.
In Italia quasi sempre manca il principio di responsabilità.
In pratica se chi deve rispondere è reso responsabile di quello che dice non c’è da meravigliarsi se non mi risponde.

Facendo un esempio, in Svizzera se fai una domanda alla finanza su come devi fare una certa cosa, ti rispondono e quell’atto è presentabile in caso di visita fiscale.
Qui invece ciascuno ti dice la sua ‘informalmente’ salvo poi essere ‘cazziati’ dal suo collega che la pensa diversamente, e visto la miriade di leggi spesso contaddittorie che ci assilla è un caos.

Personale informatico e associazioni

Da sempre i professionisti IT fanno molta fatica ad aggregarsi e fare fronte comune.

Ci sono professionisti IT che si aggregano per fare Business, e comportarsi similmente agli Ordini professionali (visto che manca e mancherà per sempre l’ordine degli informatici), ad esempio AIP, AICA.

Ci sono altri che si radunano attorno ad un ideale, ad esempio i Lug per spingere Linux, Open Source ecc, oppure mailing list tematiche come no1984.org contro il TC i DRM ecc.

Le prime pur essendo attive da anni non riescono che a catalizzare una piccola parte degli informatici, mentre le seconde hanno una forte capacità aggregativa (in particolare giovanile) basata su ideali comuni, ma difficilmente entrano in contatto con le istituzioni e sono monotematiche.

Ci sono in realtà dei punti di aggregazione, Punto-Informatico è uno, se domani su una tematica specifica condivisa scattasse una protesta simultanea avrebbe i suoi effetti.

Da questo ragionamento cerco di trarre delle conclusioni.

L’informatico si vuole rappresentare da solo ed è disposto a coalizzarsi unicamente su temi specifici per periodi transitori.

Ci sono gli informatici che creano delle Lobbies (come in tutte le categorie) ma per fare Busines.

Cosa dovrebbe fare un qualsiasi (destra o sinistra che sia) governo responsabile, se deve prendere decisioni su un tema ‘informatico’?
Le idee se le deve fare non solo chiamando i massimi rappresentati di Aziende o Università o Politici, ma con staff che vadano a cercare in rete i punti di aggregazione di chi opera nel settore, leggendo post e repliche.

Uno che rappresenti gli informatici (forse purtoppo), non potrà mai esistere, è una categoria in cui ciascuno vuole rappresentarsi da solo.

Il futuro dell’informatica

Consiglio vivamente la lettura dell’articolo di Alessandro Bottoni

http://punto-informatico.it/2528299/PI/Commenti/informatica-domani.aspx

Aggiungo qualche mio commento allo stesso:

Alessandro ammiro l’articolo che hai fatto.
Non è facile prendere determinate posizioni attirando sicure critiche, è molto più facile appoggiarsi sui cliche preconfezionati e questo lo apprezzo.
Personalmente trovo del vero nella tua analisi anche se non concordo su tutti i punti ma solo su molti di essi.

Gli spunti sul tuo articolo sono innumerevoli ne riprendo solo uno.
Se ci guardiamo indietro i sopravvissuti dell’informatica di oggi sono coloro che non hanno solo gestito buoni prodotti ma delle strategie di marketing degli stessi.

Facendo un esempio Apple, ha creato uno stuolo di appassionati di un sistema proprietario, trusted su gran parte dei propri prodotti, con montagne di appassionati proprio tra gli utenti Linux.

Microsoft nel frattempo è riuscita a diventare uno standard consolidato con una politica di licenze furba e tollerando una buona dose di pirateria, ma si sta tirando dietro una scia di antipatia che alla lunga la logorerà.

Tutto questo con i prodotti sullo sfondo e i bisogni sempre più risolti, difficilmente uno oggi cambia un computer per fare qualcosa che non riusciva a fare prima.

Il futuro è il punto d’incontro di due esigenze contapposte:

I produttori:
Trasformare il più possibile in servizi a pagamento, creare interdipendenza tra i prodotti, spostare l’utenza su standard propri possibilmente blindati, generare bisogno di hardware, regolarizzare le copie illecite.

Gli utenti:
Usare software gratuito, non dare a nessuno strumenti di controllo diretti ed indiretti, non dipendere da nessuno, potersi spostare liberamente tra sistemi diversi.
Guardare e scambiare file fregandosene delle licenze, pagare per un software quando il supporto che ci sta dietro è indispensabile.
Avere software FACILE per la cui definizione rimando al mio blog.

Ciascuno dovrà inevitabilmente nel tempo cedere sulle proprie posizioni che si avvicineranno sempre più a quelle degli utenti in quanto quelle dei produttori si fanno sempre più concorrenza al ribasso.

Decrescita dei bisogni di software di base

Da anni sostengo che vi è una decrescita dei bisogni strutturali in informatica.
C’è chi mi considera un conservatore, personalmente mi ritengo un ‘innovatore cauto’.

In pratica il bisogno di vendere di chi produce software non va pari passo all’incremento dei bisogni informatici delle aziende (che sul software tradizionale decresce).
L’informatica ha già risolto gran parte dei problemi della gente comune, oggi serve molto più consolidare, formare, semplificare innovando quando l’innovazione è vera (vedi la virtualizzazione ad esempio).

Si spiega l’avanzare di sistemi Open Source in quanto sempre più programmi sono in grado di risolvere le necessità dell’utente medio che nel tempo tende a privilegiare soluzioni gratuite o quasi e semplici.

Ci si metta che l’utente ha già vissuto situazioni di sofferenza e dipendenza da sistemi blindati, per cui è molto più smaliziato di una volta nelle scelte e tende a muoversi con molta più cautela e ha paura di perdere il controllo.
L’utente ha poi meno soldi da spendere e vuole strumenti che sfruttino le sue limitate conoscenze pregresse senza dover imparare o quasi cose nuove.

Sono queste le cose che a mio parere stanno alla base di insuccessi di prodotti ad esempio di Office Automation e Sistemi Operativi lanciati recentemente sul mercato.

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