Archivio del mese di maggio, 2010
Il falso anonimato su Internet
Riporto da ‘Punto Informatico’.
‘L’84 per cento delle combinazioni di configurazione presenti sulle macchine dei navigatori internet è unico, rivela EFF, e può essere facilmente tracciato da malintenzionati, pubblicitari e siti web assortiti’.
Ovviamente molto dipende da come gli utenti si comportano e dalla loro ‘riservatezza’.
Si sa che le forze di Polizia possono rintracciare IP ecc. con qualche rara eccezione (accesso da reti Wifi sprotette o altro).
Ma per altri era difficile farlo in quanto occorreva mandare richieste a terzi.
Ma oggi ci sono dati che quando navighiamo con il sito web ‘comunichiamo’ inconsciamente al server che visitiamo, versione e tipo di browser, plugin installati, fuso orario ecc.
Insomma la combinazione di questi fattori ci rende rintracciabili con una impronta univoca o quasi a chiunque abbia la tecnologia per farlo.
Questo vale anche per chi è attento a non spargere a cani e porci le proprie informazioni (con Facebook o altro).
Come si risolve? Staccarsi da Internet? Cancellare tutto non usare plugin ecc. ecc.
Piuttosto inverosimile …
Mi verrebbe da dire, girare solo su siti fidati … ma le vostre ricerche dove le cominciate, da Google?
Abbiamo fatto di tutto per mantenere ancora un po di privacy, ma oggi la privacy è tale solo nei confronti di coloro che non hanno gli strumenti per abbatterla.
Ed è una cosa molto triste, e se siamo in rete quasi inevitabile, … cerchiamo almeno di esserne consapevoli
Pubblicato il: maggio 21st, 2010 under Free software in free world.
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Le mille poste certificate
Riporto una interessante replica a un mio messaggio sulla PEC e la mia risposta.
- Scritto da: andy61
> fermo restando che la CEC-PAC non è il primo
> approccio alla comunicazione digitale, in quanto,
> almeno in Lombardia, la gente è già dotata, senza
> saperlo, di una smart card con cui potrebbe
> tranquillamente firmare documenti, il fatto di
> adottare soluzioni che si sà già in anticipo che
> andranno a morire, sia per la non
> interoperabilità con il resto del mondo (ma anche
> con il resto dell’Italia, visto che non è una
> PEC), significa posticipare l’evoluzione e
> buttare
> soldi.
>
> Tanto per fare una foto al portafogli degli
> italiani, guardiamo un po’ cosa di troviamo
> dentro:
> - tessera sanitaria (è una smart-card) (~50€ ?);
> - patente (è un plasticone inutilizzabile dal
> punto di vista informatico, e quindi sono soldi
> buttati);
> - carta d’identità elettronica;
> - smart card per la firma dei documenti digitali
> (~50€);
>
> ai costi di cui sopra andiamo ad aggiungere:
> - 50 milioni per le CEC-PAC;
> - 6€/anno per la PEC obbligatoria per legge per
> aziende e professionisti, oltre che necessaria se
> vogliamo eliminare le
> raccomandate;
> - 50€ per una smart card per poter firmare i
> documenti che
> trasmettiamo;
> - ~0.30€ a marca temporale, per lotti minimi di
> alcune centinaia (anche se dobbiamo mandare una
> sola
> raccomandata);
>
> In pratica sei ancora convinto che Brunetta si
> sia mosso nell’interesse degli italiani, e non di
> Poste+Telecom?
>
> Un ministro che vuole davvero innovare e
> semplificare avrebbe dovuto come
> minimo:
> - basarsi su standard aperti ed interoperabili
> con il resto del
> mondo;
> - unificare tutta la plastica che abbiamo nel
> portafogli in un’unica tessera con cui accedere a
> tutti i servizi della PA (e non
> solo);
> - aprire alla concorrenza, invece che creare
> l’ennesimo monopolio a cui, per di più, i soldi
> sono stati dati anticipati, d’ufficio, anche a
> fronte di un mancato utilizzo da parte dei
> cittadini.
Concordo su molto di quanto dici ma non sulle soluzioni.
L’iniziativa non è certo la prima ma è la prima nazionale.
La Lombardia è da un pezzo che si è mossa, erano presenti anche in SMAU, il problema è sempre uno, se lo Stato centrale non si muove le rivoluzioni nascono dal basso.
Quando finalmente il monolito si muove vanifica quasi sempre tutte le altre iniziative, anche se fatte meglio.
E’ il problema di tutte le centralizzazioni di soluzioni nate ‘nella periferia’, vale per lo Stato, per i dipartimenti delle università, per i reparti delle aziende ecc.
La soluzione … il sistema centrale si deve muovere per tempo.
Già … e se non lo ha fatto?
La ‘periferia’ si organizza da sola pur sapendo che sta per generare qualcosa che spesso verrà buttato, e qui ci sta di tutto di più, motivazioni etiche ‘devo avere una cosa che mi serve e non mi danno’ o meno ‘devo far girare dei soldi’, ‘devo inventarmi un lavoro per qualcuno’ oppure ‘devo farmi bello’ (il tutto a spese del cittadino).
Ed ecco che sulla firma digitale (su mille varianti) si sono mossi un po tutti, le USL, le Camere di Commercio, le Provincie, le Regioni ecc. ecc.
Il Governo arriva tardi e gli effetti sono proprio quelli che dici tu.
Poi magari quando arriva, arrivasse a unificare il tutto, arriverebbe il governo dopo a distruggere e si riparte da zero.
Ci vorranno anni e salteranno fuori mille altre certificazioni.
Hai ragione su molto, ma non penso oggi esistano alternative a generare la soluzione centralizzata (bella o brutta che sia), ma occorre il coraggio e la capacità di imporla.
Poi c’è tutto il tempo di correggerne debolezze e storture.
Per passare un sistema di questo tipo ai cittadini occorre un sistema capillare e riconosciuto come ‘accertatore credibile’, quindi penso che le Poste siano inevitabili, forse ci potevano stare anche le Banche (ma occorreva in qualche modo pagarle).
Pubblicato il: maggio 5th, 2010 under Informatica in generale.
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Posta elettronica certificata, era ora!!
Alcune doverose premesse.
Ci sarebbero critiche su come sarebbe stato meglio impostare il tutto tecnicamente, ma ricordo una frase che ho sentito e che trovo corretta, ‘il meglio è nemico del bene’.
Bisogna inoltre capire che cambiare in un sistema ingessato è inevitabilmente un caos, ci si scontra con resistenze, inefficenze problemi di carico ecc.
Orbene perchè è così importante?
Perchè è il punto di partenza di un principio fondamentale, l’introduzione del ‘principio di responsabilità’ nella Pubblica Amministrazione Italiana.
In pratica il diritto di dire una cosa formalmente in modo che nessuno dall’altra parte possa replicare ‘non sapevo’, e tutto ciò senza spendere soldi, in tempi rapidi e senza produrre carta ed andare a spasso per gli uffici.
La risposta richiesta diventa quindi una risposta formale e necessaria.
Spero sarà la fine di mille formali autenticazioni cartacee, in cui uno passa le mattine in giro per gli uffici a scrivere su moduli che lui è lui per accedere a qualsiasi servizio.
Sono quelle svolte che l’utente medio non capisce ma sono fiducioso che presto ne assumerà consapevolezza per la marea di effetti che da questa deriveranno.
E’ un mattone assolutamente fondamentale, anche se solo l’inizio e sicuramente perfettibile.
Consiglio a tutti di sfruttare questa grande opportunità decretandone il sicuro successo, potete partire dal sito http://www.postacertificata.gov.it
Un ringraziamento al Ministro Brunetta per aver spinto questa iniziativa …
Pubblicato il: maggio 3rd, 2010 under Informatica in generale.
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